Alla prima uscita del torneo primaverile, gli Open del Real S. Paolo perdono 4/2 in trasferta contro l’Arluno.
Indubbiamente, tra mille scusanti: un orrido campaccio di terra e zolle, dove tenere la palla a terra era un’impresa;
l’ora legale e il calcio d’inizio a mezzogiorno, che hanno portato con sé defezioni in massa nella rosa, anche all’ultimo minuto (fino al celeberrimo: “Non si è svegliato”);
un avversario che ha saputo interpretare la sfida con quel mix di spinta e lanci, che la stessa richiedeva, date le circostanze.
Ma, guardandosi più nel proprio giardino, occorre piuttosto riconoscere i ns demeriti: non siamo riusciti a “domare” un terreno di gioco, che richiedeva energie e lucidità, oggi carenti.
Il vantaggio estemporaneo, occorso con un lancio di Gazza x Omar, bravo a tagliare il campo e ad aspettare il momento per piazzare il diagonale, al minuto 8, ha solo differito l’emergere di crepe, che progressivamente hanno isolato l’attacco e disseccato le uniche fonti di gioco, rappresentate dalle sventagliate del “solito” Gazza e dai lodevoli tentativi di creare trame del sempre ottimo Diego, alla fine persino triplicato nella marcatura.
Così, il resto della frazione è stato un monologo avversario, con tre gol messi a segno ad intervalli quasi regolari: con un tap-in del loro centravanti, al minuto 16;
al termine di un’azione insistita, ancora conclusa con tocco finale sotto porta, al min. 26 e infine, allo scadere, su altra palla persa in uscita (mortifera!) e bella conclusione dell’ala sx, dopo un controllo a rientrare.
L’illusorio gol di Cigo al minuto 5, con un diretto dal limite, che peraltro passa tra le gambe del non proprio inappuntabile portiere avversario è servito, ad inizio ripresa, a tenere vivo il match.
Almeno fino
al minuto 21, quando l’ennesima ripartenza attivata con palla lunga nello spazio, ha consentito il contropiede alla loro ala sx, ben finalizzato davanti a Kerllos con un preciso diagonale.
Per carità, nei minuti rimanenti resta almeno l’immagine di un Real riversato nella metà campo avversaria e collezionante alcuni corner e mischie conseguenti (fino ad una curiosa autorete sfiorata dagli opponenti, col più classico degli episodi, farcito di “mia”, “tua” urlati in area piccola, per poi non intendersi affatto), ma l’impegno generoso degli ultimi minuti non è bastato a riprendere una partita, sfuggita dalle troppe circostanze avverse e concomitanti.
Pasqua di passione, insomma.
Speriamo di risorgere. (Commento Luca P.)




